La cattura schermo è un canale di esfiltrazione dati che la maggior parte delle soluzioni di sicurezza non governa. Durante videochiamate, condivisioni schermo e collaborazioni online, i tuoi documenti riservati possono essere catturati con un semplice screenshot o registrazione. Il modello perimetrale non intercetta questi scenari perché non sono attacchi: sono operazioni legittime eseguite nel posto sbagliato.
Uno screenshot durante una call non lascia tracce nei log del firewall. Non genera un alert. Non attraversa nessun canale che una difesa perimetrale sappia leggere. Eppure, in quel gesto, un documento riservato ha appena lasciato l'azienda.
Durante videochiamate, condivisioni schermo e collaborazioni online i documenti visibili possono essere catturati con uno screenshot, una registrazione dello schermo o una foto scattata con lo smartphone. Il modello perimetrale non li intercetta. Non sono attacchi: sono operazioni legittime, fatte nel posto sbagliato, da persone che hanno il permesso di vedere quel file.
Le difese perimetrali cercano intrusioni e canali di uscita: un upload sospetto, una chiavetta USB, un allegato diretto a un dominio esterno. Uno screenshot non rientra in nessuna di queste categorie. Avviene sullo schermo di una persona che ha il permesso di aprire quel documento, dentro una sessione autorizzata. Il file non passa da nessun gateway ispezionabile.
ENISA, nel suo documento sulla cybersecurity nell'era della frontier AI (2026), invita le architetture di sicurezza ad adottare una postura "assume-breached", a trattare cioè ogni ambiente come potenzialmente già compromesso, con strategie di difesa che vanno oltre il perimetro. La cattura schermo è l'esempio più concreto di questa logica. L'esposizione non arriva da fuori. Arriva da un uso legittimo del documento, dall'interno.
Chi progetta la sicurezza lo sa: il punto cieco più difficile da chiudere è quello che coincide con un'operazione consentita. Per approfondire lo spostamento dal perimetro al dato, vedi Il perimetro è già caduto.
Microsoft Teams Premium ha introdotto la prevenzione della cattura schermo. Il limite è nella copertura. Su Windows desktop lo screenshot restituisce un rettangolo nero attorno alla finestra della riunione; su iOS e Android la cattura è bloccata; ma su macOS desktop, browser web e desktop virtuali i partecipanti entrano in modalità solo audio, e la funzione richiede la licenza Premium per chi organizza la riunione (documentazione Microsoft).
Google Meet ha aggiunto il watermarking a ottobre 2024. La filigrana sovrappone l'identità del partecipante per scoraggiare le fughe, ma non impedisce lo screenshot, e un software di editing può rimuoverla (Google Workspace Updates).
Il limite architetturale è comune ai due strumenti: proteggono la sessione, il flusso della condivisione schermo, non il documento. Quando il file viene scaricato o aperto fuori dalla piattaforma, torna vulnerabile. Il controllo resta legato allo strumento di collaborazione, non all'asset che si vuole proteggere.
Questa è la logica del DLP file-centric, o DLP 2.0. La protezione vive dentro il file e lo segue ovunque vada: sul PC, in cloud, presso una terza parte, su un dispositivo non aziendale. Il documento viene cifrato nel momento in cui nasce, non messo in sicurezza a posteriori. Da quel punto in avanti le policy viaggiano con lui e prevalgono sulle azioni di chi lo apre.
Per chi disegna l'architettura di sicurezza il vantaggio è misurabile in termini di dipendenze rimosse: la protezione smette di dipendere dalla piattaforma meeting in uso, dal sistema operativo del destinatario, dal numero di licenze acquistate. Segue il dato. Casi come quelli raccontati in Booking, Eataly, Trenitalia: perché i dati erano in chiaro mostrano cosa succede quando questa protezione manca e il contenuto resta leggibile una volta uscito.
La protezione anti-cattura efficace non è un singolo interruttore. È una sequenza di strati che agiscono sul documento invece che sulla sessione. Ecco come si costruisce.
Il blocco cattura protegge ciò che è a schermo. La cifratura protegge il file quando viaggia o viene scaricato. Sono due strati diversi dello stesso problema, e il secondo guarda lontano nel tempo.
Un documento riservato intercettato oggi non vale solo oggi. Chi lo ottiene può conservarlo e attendere, secondo la logica "harvest now, decrypt later": archivio ora i file cifrati, li decifro quando avrò un computer quantistico. Per questo la protezione file-centric si appoggia a una cifratura quantum-safe. CyberGrant usa l'algoritmo CRYSTALS-Kyber, riconosciuto dal NIST come standard post-quantum (FIPS 203, ML-KEM, agosto 2024). Un file esfiltrato come file resta illeggibile senza autorizzazione, oggi e rispetto alle capacità di calcolo future.
CyberGrant applica questo approccio con FileGrant. Il blocco screenshot durante videochiamate e condivisioni passa dal viewer proprietario, che rileva e ferma strumenti di cattura, registratori e screen sharing non autorizzati a prescindere dalla piattaforma di videoconferenza. Si affiancano la filigrana dinamica, la difesa anti-AI scraping che impedisce l'estrazione dei contenuti da parte dei sistemi di AI generativa pubblici, la cifratura quantum-safe CRYSTALS-Kyber, la revoca istantanea con scadenze programmabili e l'audit trail completo. La classificazione dei documenti è affidata all'AI privata di AIGrant, che assegna i tag di sicurezza leggendo il contenuto.
FileGrant si affianca ai sistemi esistenti. Convive con Microsoft 365, SharePoint e OneDrive e aggiunge la protezione mancante ai file già presenti, senza cambiare i flussi di lavoro. Non rimpiazza la piattaforma di collaborazione: le mette accanto la cassaforte che le manca.
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Il blocco software impedisce le catture fatte con strumenti digitali: screenshot di sistema, registratori dello schermo, tool di screen sharing. Nessun sistema può impedire la foto scattata con un telefono allo schermo. Per quel caso la filigrana dinamica aggiunge tracciabilità, perché la copia riporta i dati di chi la ha generata. La combinazione di blocco software e filigrana copre entrambi gli scenari.
Sì. Con l'approccio file-centric la protezione resta attiva dopo l'invio. L'accesso si può revocare in qualsiasi momento e il documento diventa illeggibile per chi non è più autorizzato. Si possono impostare anche scadenze automatiche, che chiudono l'accesso alla data stabilita, anche mentre il destinatario sta visualizzando il file.
Il watermarking di Meet sovrappone l'identità del partecipante alla riunione per scoraggiare e tracciare le fughe, ma non impedisce la cattura. Il blocco a livello di file agisce sul documento: ferma lo screenshot a livello applicativo e resta con il file anche fuori dalla call, quando viene scaricato o aperto altrove.
Sì. Una soluzione file-centric si affianca a Microsoft 365, SharePoint e OneDrive e aggiunge protezione screenshot, cifratura persistente e revoca post-condivisione ai file già presenti, senza modificare i flussi di lavoro esistenti.
Il blocco cattura protegge ciò che è a schermo. La cifratura quantum-safe protegge il file quando viaggia o viene scaricato. Un documento riservato intercettato oggi può essere conservato in attesa dei computer quantistici, secondo la logica "harvest now, decrypt later". L'algoritmo CRYSTALS-Kyber, standard NIST FIPS 203 di agosto 2024, mantiene il file illeggibile senza autorizzazione, anche rispetto a quella capacità di calcolo futura.
L'articolo 32 del GDPR richiede misure tecniche adeguate al rischio, tra cui cifratura, controllo degli accessi e tracciabilità delle operazioni. Cifratura, RBAC e audit trail rispondono a questo requisito e supportano anche gli obblighi di tracciabilità previsti da NIS2 e DORA sui dati sensibili.