Mese della cybersecurity: meno parole, il dato al centro
Il Rapporto Clusit di marzo 2026 conta 5.265 incidenti gravi nel mondo nel corso del 2025, con una crescita del 48,7% in un anno, la più alta mai registrata. In Italia la crescita si ferma al 42%. Sono numeri che arrivano dopo un decennio di investimenti in sicurezza, non prima.
Ottobre è il Mese europeo della cybersecurity e quest'anno cade sopra una scadenza vera: il 31 ottobre le misure operative NIS2 devono essere in esercizio per i soggetti essenziali e importanti. Abbiamo chiesto a Marco Gornati, Country Sales Operations Director di CyberGrant, cosa sente davvero nelle stanze dove si decide. La sua risposta è controcorrente: nel mese in cui tutti parlano di sicurezza, lui chiede di parlare di meno.
Key takeaways
- La consapevolezza sulla cybersecurity nelle aziende italiane è matura. Il problema è il rumore intorno al tema, che allontana le soluzioni dalle esigenze reali.
- Le quattro parole che tornano in ogni incontro con i responsabili della sicurezza: sovranità, on-premise, data protection, AI.
- I budget si stanno spostando dalla sicurezza perimetrale alla sicurezza permanente, quella che resta attaccata al dato anche fuori dall'azienda.
- L'obiezione più frequente non riguarda il prodotto: riguarda gli use-case che le tecnologie già in azienda non sanno coprire, dai file non Office alle cartelle SharePoint.
- La shadow AI non lascia tracce. Nessun alert, nessun log, nessuna policy violata.
- L'esercizio da fare nelle prossime tre settimane sta su un foglio di carta diviso in tre colonne.
Ottobre è il Mese europeo della cybersecurity. Dal tuo osservatorio, serve ancora?
La percezione e la sensibilità riconducibili a come la cybersecurity viene vissuta all'interno delle organizzazioni private e pubbliche si sono certamente consolidate nel corso di questi ultimi anni. Tuttavia i fattori che hanno determinato questo cambiamento non sono tutti positivi: se da un lato è oggettivo considerare un valore l'adozione di modelli organizzativi di sicurezza supportati da compliance normative orientate alla protezione delle informazioni ed in generale del business delle aziende, dall'altro si evidenzia un'esplosione di "attori esperti di cybersecurity" che alterano quel delicato equilibrio esistente tra le reali necessità ed esigenze di sicurezza dei clienti e le soluzioni e i servizi di sicurezza presenti.
Di conseguenza dal mio punto di vista bisogna minimizzare parole e concetti valorizzandone l'importanza. Oggi è imprescindibile mettere "il dato" al centro di ogni progetto di cybersecurity, e proteggerlo per tutto il suo ciclo di vita, a prescindere da dove si trovi e da chi ne abbia possesso ed accesso.
Cosa ti chiedono i CISO oggi che non ti chiedevano un anno fa?
Sovranità. On-premise. Data protection. AI.
Queste sono in sintesi le parole che maggiormente presenziano in meeting, eventi, webinar o incontri one-to-one con i responsabili della sicurezza delle infrastrutture aziendali.
Referenti sempre più informati su cosa succede nel proprio perimetro di competenza (ogni settimana abbiamo un report con indicatori su incidenti informatici), che hanno la necessità di traslare i propri budget dalla sicurezza perimetrale alla sicurezza permanente.
Questo è quello che chiedono i manager di sicurezza delle organizzazioni: la sicurezza permanente dei loro asset, ossia dei loro dati.
Perché gli incidenti gravi continuano a crescere nonostante gli investimenti?
Perché continuiamo a misurare la sicurezza con la metrica sbagliata. Le aziende italiane negli ultimi dieci anni hanno costruito perimetri molto solidi: firewall, segmentazione, accessi, protezione dell'utente, SOC. Tutto corretto. È tutto insufficiente, perché il lavoro non succede più dentro il perimetro. Succede in una cartella condivisa con un fornitore, in un allegato mandato a uno studio legale, in un file aperto dal portatile di un consulente in aeroporto. Nel momento esatto in cui il documento esce, tutte quelle misure smettono di contare.
Qual è allora la domanda giusta che un CISO dovrebbe farsi?
Sarò spiazzante. La domanda che si stanno sempre più facendo i CISO e i CIO è la seguente: "ma come faccio a proteggere il business della mia azienda?"
Le modalità con le quali verranno protette le informazioni sensibili ed i dati riservati sono oggi il vero fattore differenziante che determinerà la sopravvivenza delle aziende nel proprio mercato di riferimento.
È una domanda out-of-the-box se contestualizzata alla quotidiana operatività di un responsabile della cybersecurity di un'azienda.
È una domanda scomoda perché necessita di una risposta onesta che, nella maggior parte delle aziende, risulta essere: "non lo so". Perché oggi i file vivono di vita propria, quasi sempre senza alcuna protezione, limitazione d'accesso o classificazione che ne determini il livello di importanza.
E noi di CyberGrant per questa domanda abbiamo una risposta chiara, semplice e soprattutto rispondente a quello che i CISO e i CIO vogliono: per noi il file deve essere protetto e classificato dalla nascita e per tutta la sua vita. FileGrant, la piattaforma file-centric di CyberGrant, cifra il documento quando viene creato e si porta dietro la protezione ovunque il file vada, anche fuori dalla rete aziendale, con revoca dell'accesso anche dopo la condivisione.
Qual è l'obiezione che senti più spesso?
Durante gli incontri con i referenti cybersecurity mi capita spesso di condividere contesti, use-case e referenze nelle quali le nostre soluzioni vengono adottate per proteggere le informazioni sensibili aziendali.
In questo scenario (acquisiti il posizionamento, le features innovative e gli economics della nostra piattaforma di data protection) l'obiezione principale che il mio interlocutore pone a se stesso è conseguente a come poter dare seguito a quella lista di due o tre use-case reali presenti in azienda che sono emersi durante l'incontro.
Molto spesso use-case non implementabili utilizzando le attuali tecnologie presenti: cifratura e classificazione di file e cartelle SharePoint o OneDrive; cifratura e classificazione di estensioni di file non Office (CAD, PDF firmati, immagini, applicazioni custom); condivisione protetta e governata verso l'esterno; sovranità del dato, cioè dove vengono salvati i file aziendali; "NO GOD ADMIN", ossia solo chi è autorizzato potrà accedere al file; implementazione di una soluzione 100% on-premise.
Per la parte SharePoint e OneDrive la risposta la diamo con Connector di CyberGrant: porta la cifratura dentro le librerie esistenti, senza migrazione, e copre anche i file non Office.
La shadow AI è un problema reale o un tema da convegno?
Reale, attuale ed in ancora troppi contesti sottovalutata.
Un dipendente che incolla un contratto, un'offerta, una fattura, un'assunzione dentro un LLM per farselo riassumere non viola nessuna policy di rete, non attiva nessun alert, non compare in nessun log. Ha semplicemente regalato quei contenuti ad un modello che non è quello aziendale.
Le aziende che stanno affrontando la cosa seriamente non vietano l'utilizzo dell'AI, anzi, ne valorizzano l'integrazione con tutti i processi aziendali dall'organizzazione al business. Come? Se la portano "dentro casa". AIGrant, l'estensione di AI privata on-premise di CyberGrant, fa esattamente questo, un RAG aziendale che ti permette di chattare, ricercare e sintetizzare documenti interni senza che gli stessi escano dall'organizzazione.
Cosa può fare un CISO nelle prossime tre settimane?
Lungi da me dare suggerimenti a professionisti di comprovata esperienza e competenza in un settore nel quale ho sempre valorizzato le relazioni interpersonali con il massimo rispetto per tutti.
Ciò premesso, e non solo per il ruolo e le responsabilità che mi sono state assegnate, sensibilizzerei il mio interlocutore nel prendere un foglio ed una penna e dividerlo in tre colonne: 1) dati sensibili; 2) attuale livello di protezione dei dati sensibili; 3) conseguenze della perdita del dato sensibile.
- Elencherei le prime cinque o sette tipologie di dati critici aziendali (piano industriale, sorgenti, dati clinici, documenti legal, documenti HR, documenti del CdA, progetti CAD, brevetti, documenti clienti, supply chain).
- Per ciascuno assocerei l'attuale livello di protezione, cifratura, classificazione e condivisione. Del dato, non dell'infrastruttura.
- Per ciascuno assocerei le principali conseguenze derivanti dall'utilizzo non autorizzato di quel dato.
Sono convinto che quel foglio di carta compilato acquisirà un valore per il CISO ma anche per l'azienda in cui presta servizio.
Una previsione per il 2027?
Potervi presentare tanti fogli compilati dai CISO con una quarta colonna: valore aggiunto CyberGrant.
Domande frequenti
Che cos'è la protezione file-centric?
La protezione file-centric mette la sicurezza dentro il file invece che attorno alla rete. Il documento viene cifrato quando nasce e la protezione lo segue ovunque vada: su un altro computer, nel cloud di un fornitore, nella posta di un consulente. A differenza del DLP tradizionale, che controlla le vie di uscita, la protezione file-centric continua a valere dopo che il file è uscito.
In cosa si differenzia dal DLP tradizionale?
Il DLP tradizionale sorveglia i canali: posta, endpoint, upload. Funziona finché il dato è dentro il perimetro e finché il canale è controllato. Quando un utente autorizzato condivide legittimamente un documento, il DLP perimetrale non ha più voce in capitolo. La protezione file-centric parte dal presupposto opposto: il file esce, e deve restare protetto anche dopo.
Serve FileGrant per usare Connector?
Sì. Connector è un'estensione di FileGrant, non un prodotto autonomo: porta la cifratura quantum-safe della piattaforma file-centric di CyberGrant dentro SharePoint e OneDrive.
Connector sostituisce SharePoint, OneDrive o Microsoft Purview?
No. Connector di CyberGrant si affianca a Microsoft 365 e non richiede alcuna migrazione: i documenti restano nelle librerie esistenti e gli utenti continuano ad accedere con le proprie credenziali Microsoft. Copre quello che Purview lascia scoperto, in particolare i file non Office come CAD, PDF firmati, immagini ed export applicativi. Il caso ToolShell mostra cosa succede quando quella copertura manca.
Copilot può leggere i file cifrati da Connector?
No. I file cifrati da Connector restano illeggibili per qualunque sistema di intelligenza artificiale che indicizzi le librerie SharePoint e OneDrive, Microsoft Copilot compreso. La cifratura è a conoscenza zero: nemmeno gli amministratori del tenant Microsoft possono aprirli.
Che cos'è la shadow AI e perché è difficile da rilevare?
La shadow AI è l'uso di strumenti di intelligenza artificiale pubblici con dati aziendali, al di fuori di qualsiasi policy. È difficile da rilevare perché non produce un evento di sicurezza: incollare un contratto dentro un assistente pubblico non viola una regola di rete, non genera alert e non lascia traccia nei log. L'alternativa praticabile non è il divieto, è portare la capacità all'interno con un RAG aziendale on-premise come AIGrant.
Che cosa significa crittografia quantum-safe?
Quantum-safe indica algoritmi progettati per resistere agli attacchi di un futuro computer quantistico. CyberGrant usa CRYSTALS-Kyber, standardizzato dal NIST come FIPS 203 (ML-KEM) nell'agosto 2024. Serve contro la logica "harvest now, decrypt later": dati rubati oggi e conservati in attesa di poter essere decifrati domani, un rischio concreto per informazioni con valore pluriennale come brevetti, dossier clinici e contratti.
Cosa chiede NIS2 entro il 31 ottobre 2026?
Il D.Lgs. 138/2024, in vigore dal 16 ottobre 2024, impone ai soggetti essenziali e importanti di avere misure operative di sicurezza in esercizio entro ottobre 2026. Il riferimento più aggiornato per il dettaglio delle misure è la Determinazione ACN 127437 del 13 aprile 2026. La protezione dei dati condivisi con terze parti rientra fra le aree coperte.