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Stefano BrunoJul 6, 2026 6:25:31 PM5 min read

Governance dei dati: perché la classificazione manuale fallisce

Governance dei dati: perché la classificazione manuale fallisce
7:44

Come mai la classificazione manuale è l'anello debole della cybersecurity moderna, e come l'AI privata cambia l'equazione per CISO e Board.

 

C'è una domanda che, durante un IT audit o un consiglio di amministrazione, produce quasi sempre lo stesso silenzio asimmetrico: "Dove si trovano, esattamente, i dati non strutturati e sensibili dell'azienda?"

La risposta reale, al netto delle relazioni di facciata, è un elenco di silos: il CRM, il gestionale, i server locali. E poi la "Dark Data": i file Excel sui desktop, le cartelle condivise dei commerciali, i dump di database estratti per comodità e mai cancellati.

Nel panorama normativo attuale (GDPR, Direttiva NIS2, DORA), questo "non so" non è solo un limite operativo: è un rischio finanziario e reputazionale sistemico. Le normative odierne hanno spostato il focus: non chiedono più soltanto di blindare il perimetro, ma devono sapere quali asset informativi esistono e come sono usati.

Il principio cardine della moderna cybersecurity è semplice: non puoi proteggere, né dichiarare conforme, ciò che non sai di possedere.

 

L'illusione del perimetro che protegge una casa di cui ignoriamo le stanze

Le aziende hanno speso milioni in infrastrutture di sicurezza: firewall di ultima generazione, EDR, sistemi di IAM e backup immutabili. Strumenti eccellenti, che tuttavia operano su un presupposto cieco: applicano la stessa policy a un CV e a un contratto di M&A.

La compliance non è una checklist burocratica, è gestione del rischio basata sul valore dell'asset.

  • Il GDPR richiede la mappatura puntuale dei trattamenti e la minimizzazione.
  • La NIS2 eleva la responsabilità della catena di comando (fino alle sanzioni dirette per gli organi direttivi) sulla continuità operativa e l'analisi dei rischi degli asset critici.

Senza una classificazione a monte, l'architettura di sicurezza produce due soli risultati, entrambi inefficienti:

  1. Over-protection: Proteggere tutto al massimo livello, paralizzando l'operatività del business e facendo lievitare i costi infrastrutturali.
  2. Under-protection: Applicare misure standard che lasciano esposti i dati a più alto impatto (IP, dati sanitari, dati finanziari) nei punti ciechi della rete.

 

 

Quali sono i limiti della data governance tradizionale?

L'esperienza sul campo in contesti Enterprise evidenzia che il fallimento della governance non è tecnologico, ma di processo e spesso legato a 4 cause:

  1. Il fattore umano come Single Point of Failure: Le policy di classificazione manuale (es. chiedere al dipendente di etichettare ogni file) falliscono sistematicamente. Non per dolo, ma perché l'operatività quotidiana rigetta la burocrazia.
  2. La proliferazione della Shadow Data: I dati ufficiali nei sistemi core sono presidiati. Il vero rischio risiede nelle copie locali, negli export "veloci" per i report del lunedì, negli allegati e-mail. Una superficie d'attacco invisibile ai CISO.
  3. L'obsolescenza dello Snapshot: Una mappatura manuale o affidata a consulenze esterne è una fotografia già vecchia il giorno dopo il deployment. I dati si muovono e cambiano valore in tempo reale.
  4. Falsi positivi e cecità dei sistemi Legacy: I vecchi sistemi di DLP basati su Regex (espressioni regolari) o keyword generano un rumore di fondo insostenibile per i team di Security, mancando al contempo i dati critici contestuali.

 

 

Cosa cambia con la data classification semantica?

La classificazione smette di essere un compito affidato alle persone e diventa un processo infrastrutturale, automatico e trasparente. È così che si esce dall'impasse.

Qui si inserisce AIGrant, l'AI privata di CyberGrant che orchestra la classificazione e le policy di sicurezza, e FileGrant, la piattaforma documentale dove le classificazioni si traducono in restrizioni operative (no-download, anti-capture, accessi granulari).

1. Comprensione semantica vs corrispondenza sintattica

AIGrant supera i limiti dei vecchi pattern. Non cerca semplicemente una stringa numerica che somigli a un codice fiscale; analizza il contesto del documento. Riconosce la differenza tra un CV, un accordo di M&A, un trial clinico o una brochure pubblica, azzerando i falsi positivi e identificando i dati critici ovunque risiedano.

2. Policy in linguaggio naturale (No-Code Governance)

Un grande vantaggio per il management e i CISO: le regole di classificazione e compliance non richiedono complesse traduzioni in codice o script criptici. Le policy aziendali si definiscono in linguaggio naturale. Il motore traduce la direttiva di business in logica di classificazione automatica e continua su tutta l'infrastruttura documentale.

3. AI privata

I dati non escono dal perimetro aziendale e non alimentano modelli pubblici. Per contesti ad alta riservatezza (infrastrutture critiche, settori regolamentati, reti isolate) AIGrant è disponibile anche in modalità on-premise, con logica zero-knowledge. La classificazione semantica opera dove i dati già risiedono, senza dipendenza dal cloud.

 

 

Applicare lo Zero Trust al dato significa proteggerlo secondo il rischio

Classificare non è l'obiettivo finale, è l'abilitatore della protezione dinamica. Una volta che ogni asset è classificato da AIGrant in tempo reale, FileGrant traduce automaticamente la classe del dato in restrizioni operative, applicate al file e mantenute ovunque vada: su PC aziendali, cloud, terze parti, dispositivi remoti.

Classe del dato Definizione e normativa Azione automatizzata (Zero Trust enforcement)
Pubblico / Interno Dati operativi generici, informazioni di business non sensibili. Fluidità totale
Confidenziale Proprietà intellettuale, listini strategici, dati finanziari interni. Accesso condizionato: restrizioni basate sul ruolo (RBAC) e inibizione del download non autorizzato.
Riservato / Critico Categorie particolari (Art. 9 GDPR), dati NIS2, segreti industriali. Massima protezione: blocco della cattura dello schermo, blocco del resharing etc.

La differenza rispetto al DLP tradizionale: le restrizioni non vivono nelle policy di rete, ma nel file stesso. Se un documento "Riservato" viene copiato su una chiavetta, inviato via WhatsApp o caricato su un servizio cloud non aziendale, le regole continuano a valere, perché sono parte del file, non del perimetro che lo conteneva.

Per i soggetti NIS essenziali e importanti, la Determinazione ACN 127437 del 13 aprile 2026 ha reso questo approccio non più opzionale: conta la resilienza dimostrabile, non la compliance formale dichiarata.

 

 

Executive summary per il Board

La compliance a normative come NIS2 e GDPR non si ottiene aumentano le restrizioni agli utenti, ma aumentando l'intelligenza dei sistemi. Continuare a basare la sicurezza dei dati sulla disciplina manuale dei dipendenti è un rischio che i membri del Board e i CISO non possono più permettersi di correre, anche in termini di responsabilità personale.

Sapere esattamente quali dati avete e dove si trovano non è più un'opzione tecnica. È il primo pilastro della stabilità aziendale. Le organizzazioni che non lo fanno lo scoprono a caro prezzo: nel caso Generali España, 1,6 milioni di record esposti e una multa GDPR da 5 milioni di euro.

FileGrant elimina il compromesso tra produttività e sicurezza. Automatizzando la scoperta e la classificazione semantica dei dati con AIGrant, permette alle organizzazioni di blindare gli asset critici e garantire la compliance normativa, senza aggiungere un singolo secondo di burocrazia al flusso di lavoro.

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Stefano Bruno
Ricopre attualmente la carica di CTO di CyberGrant per l'Italia. Nel corso della sua carriera ha operato per molti anni nel settore della consulenza, dapprima come imprenditore e successivamente come responsabile di area, sviluppando inoltre una consolidata competenza in ambito Data Protection e Cyber Security.

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